domenica 15 marzo 2009

La Mamma insegna...

Mentre ero in visita da un'amica, ho trovato questo foglio appiccicato sul frigo: magari qualcuno l'ha già avuto tra le mani, ma è proprio carino, e lo riporto.

La Mamma

La mamma è quella che ti insegna a rispettare il lavoro degli altri.
("Se dovete ammazzarvi, fatelo fuori, che qui ho appena pulito!")
La mamma è quella che ti insegna a pregare.
("Prega che non ti sia caduto sul tappeto!")
La mamma è quella che ti insegna a rispettare le scadenze del lavoro.
("Se non pulisci 'sta camera entro domenica, ti faccio pulire la casa per un mese!")
La mamma è quella che ti insegna la logica.
("Perchè l'ho detto io, ecco perchè!!!")
La mamma è quella che ti insegna ad essere previdente.
("Assicurati di avere le mutande pulite... non si sa mai. ...E se fai un incidente e ti devono visitare?!")
La mamma è quella che ti insegna l'ironia.
("Prova a ridere che ti faccio piangere io!")
La mamma è quella che ti insegna il contorsionismo.
("Guarda che sei sporco lì dietro sul collo...")
La mamma è quella che ti insgna la resistenza.
("Non ti alzi finchè non hai finito tutto quello che hai nel piatto!")
La mamma è quella che ti insegna il ciclo della natura.
("Come ti ho fatto, io ti disfo!")

Dunque, comunque sia la vostra:

LA MAMMA E' SEMPRE LA MAMMA !!!!

Naturalmente se qualcuno di voi ha qualche esempio calzante da aggiungere, è assolutamente il benvenuto: postatemelo nei vostri commenti!

giovedì 12 marzo 2009

Oggetti comuni di un'altra epoca.


Foto interessante, di un quadro d'avviso.

Come piace a me: fa ridere e pensare...

lunedì 9 marzo 2009

Corri - Ann Patchett: è brava davvero...


Ho finito l'altra sera il suo libro, 'CORRI'.

La Patchett fa partire la sua storia da un fatto inusuale, e in prima battuta un po' sfortunato: Boston, una coppia bianca e benestante nel primo dopoguerra non riesce ad avere altri figli oltre al primo, e decide per l'adozione di un piccolo di colore. La madre naturale pone come condizione che anche l'altro figliolo, di un anno più vecchio, venga adottato e viva insieme al fratellino, e la coppia accetta. Dopo pochi anni però la madre adottiva muore, lasciando i suoi 4 uomini soli a cavarsela con la vita...

Ann Patchett però non narra i fatti dall'inizio, ma fa partire il suo racconto da quando il bimbo più piccolo ormai ha già 20 anni: lui, il fratellino naturale, il fratello acquisito ed il padre adottivo sono 'sopravvissuti', hanno superato tutte le fasi della crescita, con le loro felicità ed i loro traumi, di cui però a noi lettori non è dato di sapere (se non per sommi capi): adesso sembrano una famiglia felice ed agiata.
In apparenza.

Sotto si snodano 4 vite parallele, quattro fili sciolti, che vanno tutti in direzioni diverse, che cercano - si sforzano - comunque di creare una trama, ma invano...

Tutto la storia della Patchett dura solo 24 ore: inizia con un evento - letterariamente - pirotecnico, che forza nell'ordito sonnacchioso della famiglia Doyle altri personaggi, i quali risulteranno per loro più che importanti: ritrovati.

Non racconto oltre: abile la Patchett a ritessere in 24 sole ore le vite di tutto il suo turbillon di personaggi - senza mai farcene perdere il filo, cosa non da poco - ed a riannodare alla fine tutti i fili che abbiamo trovati sciolti: tutte le risposte non date arrivano, tutto l'ordito familiare riesce ad essere quello che avrebbe potuto essere fin da sempre, ma che non è mai stato...

Chi non ha un sogno così?
Ann Patchett in questo libro ce lo fa vivere: merita una lettura.

giovedì 19 febbraio 2009

Stieg Larsson e la trilogia di Millennium


La Trilogia di MILLENNIUM

Proprio ieri sera ho concluso la lettura di questo autore formidabile.
Erano - letteralmente - anni che non trovavo un libro (anzi 3) così vigoroso nel suo scorrere e così impossibile da lasciare sul comodino.
Tre volumi (è proprio il caso di dirlo: voluminosi...) con un solo filo conduttore: le vicende di una donna con problemi di relazione con gli altri 'normali', attorno alle quali si intersecano vite diverse e parallele.
Ambientato principalmente in Svezia, Larsson ci narra i vari spostamenti dei suoi personaggi pensando che a noi siano noti tutti i dettagli topografici di quelle lande, citando sempre non solo la città, ma il quartiere, quando non la via.
Leggi il pimo volume, e pensi che il personaggio principale sia il bel giornalista d'assalto, messo al tappeto da uno scandalo giudiziario, e che tenta di rialzarsi con le sue forze. Ma è solo una cortina di fumo: tra le pagine (più di 700) pian piano spunta la vera eroina: Lisabeth.
Donna difficile, con molteplici atteggiamenti che sembrano sfociare nello schizoide, ma dalle risorse pressochè illimitate.
La vicenda è contorta, piena di personaggi collaterali, ma sostenuta da un filo conduttore molto serrato, che porta alla fine del primo volume con un peso nel cuore: troppo belli i personaggi, tutti! E si sa, quando finisce un libro, questi avizziscono.
Ed ecco che arriva la prima sorpresa: ci sono altri due libri! La vicenda continua!
Allora ti getti sul secondo volume, e scopri che non hai mai smesso di leggere il primo: se qualcuno mi dicesse che i libri sono stati divisi in tre per esigenze di... rilegatura, gli crederei sulla parola.
Anche il secondo tomo è piottosto corposo, ma qui ormai sai chi è la vera protagonista: il bel giornalista, e molti altri personaggi, continuano a muoversi, ma sono ormai sullo sfondo.
Lisabeth compie una vera e propria catarsi nel secondo e terzo volume, stagliandosi inarrivabile su tutti: ritrova tutti i fili che la sua adolescenza travagliata aveva lasciato sciolti, e li riannoda fino a completare anche in lei un quadro definitivo dei fatti e delle responsabilità.
E fino alla fine del terzo volume, i personaggi entrano ed escono dalla narrazione, proprio come nella vita reale, in cui ti trovi a fare un pezzo di strada con dei compagni di viaggio, ed un altro con altri, ma sei solo tu che fai esattamente tutto il tuo percorso, e solo quello...
Beh, per essere onesti, Lisabeth alla fine non riannoda proprio tutti i fili sciolti...
Infatti Larsson è mancato nel 2004, lasciando a mio modesto avviso incompiuta la Saga di Salander (come io definirei la serie, invece che trilogia di Millennium - nome indubbiamente molto più intrigante): qualche filo sciolto se lo era lasciato per un futuro volume, a completamento dell'enigma Lisbeth.
Ora che i volumi possibili sono terminati, anche i personaggi di questa splendida saga stanno lentamente appassendo davanti ai miei occhi: rimane una speranza, sembra in arrivo anche il film...

lunedì 19 gennaio 2009

Il mio Amore è nata in Inverno

Un Amore d'Inverno non teme la pioggia
perchè le dà un buon motivo
per restare stretti abbracciati al riparo.

Un Amore d'Inverno non patisce il freddo
perchè prova un gran desiderio
di tenersi stretti stretti al calduccio.

Un Amore d'Inverno non detesta la neve
perchè vede intorno a noi
il regalo delicato di tantissimi cristalli preziosi.

Il mio Amore è proprio nata in Inverno
ed io come potrei essere più felice?
Nemmeno desidero l'arrivo della Primavera...

giovedì 6 novembre 2008

Lentamente si muore... (poesia)

Questa poesia non è mia, non sono così capace; l'ho sentita alla radio solo stamattina, non la conoscevo prima e subito mi è piaciuta. E subito dopo l'ho cercata nella rete.
In parte (nei primi tre blocchi) rappresenta un po' la mia situazione, nel complesso illustra bene il mio pensiero.
Sembra attribuibile a Pablo Neruda, ma la fondazione omonima smentisce...
Comunque eccola: pubblicarla equivale a ricordarla.

Lentamente muore

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o
della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicità.