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sabato 1 gennaio 2011

Niccolo' Ammaniti - Io e Te


Lorenzo, un tredicenne con qualche particolarita' caratteriale di troppo, si inventa una settimana bianca inusuale. Solo che, invece di partire con la mamma di un suo amico alla volta di Cortina, si nasconde in cantina organizzato per sopravvivere sette giorni completamente dimenticato dal resto del mondo.
Durante la permanenza nell'interrato, pero', una seconda persona si unisce a lui: la persona che meno si sarebbe aspettato di vedere, la figlia di suo padre.

Il libretto di Ammaniti (definirlo 'fatica' per 120 paginette è sinceramente eccessivo) narra proprio e solo come una vicenda simile possa segnare la vita a un ragazzino. Lascio a chi vorra' comunque prendersi la briga di leggerselo la sorpresa finale.
Ma se proprio non riuscite a programmare la lettura di questo libello nel vostro personale calendario letterario, non fate gli straordinari: si sopravvive comunque bene. Questo Ammaniti è lontano anni anche solo da quello di 'che la festa cominci'...

mercoledì 14 aprile 2010

Niccolò Ammaniti - Ti prendo e ti porto via

Dopo aver letto 'Come Dio comanda' e 'Che la festa cominci', ho aggredito con voracità questo altro libro di Ammaniti. Il suo stile graffiante e spregiudicato mi è piaciuto nei due precedenti romanzi: per questo nutrivo delle aspettative su questo altro libro, pur sapendo che è precedente, e che non è il tanto osanato 'Fango'.
La storia è un intreccio di varie esistenze, tutte con un minimo denominatore comune che è Ischiano Scalo, un improbabile ma verosimile paese del nostro centro-meridione, in cui le vite scorrono annoiate ed immutabli, ed in cui la 'vita' si cerca al bar stazione, o poco più in là.
C'è un giovane adolescente, con una famiglia disgregata, fa esperienze (passive) di bullismo ed (attive) di innamoramento...
C'è l'immancabile 'personaggio famoso' del paese, quello che ha trovato fortuna andandosene via da lì, ritorna trionfalmente da vincitore, ma con delle novità che non sono proprio vincenti...
E ancora il bidello della scuola, pur coniugato, ha uno strano vizio: prima va a donne di malaffare, ma poi se le porta a cena in trattoria per non mangiare solo come un cane...
Ed anche l''insegnante di italiano, austera ed inarrivabile, che scopre di aver semplicemente paura di innamorarsi e - ancor più - di non essere ricambiata...
Tutte queste trame, condite da altri personaggi "paesani" DOC, trovano il modo di intrecciarsi, e di creare una Storia che risulta inimmaginabile proprio in quel paese, così tranquillo, così pacifico...
Ammaniti è bravo, descrive bene, narra altrettanto bene, ma il mix di questo racconto ha un sapore sbagliato, troppo carico di luoghi comuni e con troppo turpiloquio francamente inutile.
Ed i personaggi spesso prendono comportamenti e decisioni che nemmeno nella più scempia realtà sceglierebbero con tanta pervicacia.
Ecco perchè sono rimasto deluso: perchè è così realistico da essere improbabile.

mercoledì 30 dicembre 2009

Nicolò Ammaniti - Che la festa cominci


Ammaniti si era presentato con un grande successo: Come Dio Comanda, un'opera notevole, tanto che ne hanno tratto pure un film.
Ma questo ultimo romanzo è uno spettacolo di suo.
L'idea è buona: un improbabile satanista, meschino venditore di mobili sottomesso alla moglie e contemporaneamente leader di un gruppo di soli quattro feroci (?) elementi dediti alla ricerca del fatto di sangue che li portino alla ribalta delle cronache; e uno scrittore affermatissimo, che ha fatto solo due libri e che non riesce più a scriverne un terzo.
Le due vite diventano parallele tra loro, agiscono all'interno di un destino che se ne infischia dei due e li porta in rotta di collisione. Dove? E qui sta la genialata: in un Barnum creato a Roma da un palazzinaro in cerca di consacrazione nel Jet-Set, avido di stupore altrui.
La storia è più che improbabile: è assurda.
Ma i due protagonisti, pur ignorandosi, si somigliano molto: immaturi, insicuri, alla ricerca di qualcosa che dia struttura alla loro essenza. E Ammaniti li tratteggia splendidamente fino alla fine del libro.
Ho letto sul web che Fabrizio Ciba, lo scrittore, potrebbe essere in realtà un crudele autoritratto dell'autore: ci ho pensato anche io, il personaggio è troppo ben tratteggiato fin nelle piccole inezie, ma non conoscendolo di persona non lo posso affermare a mia volta.
Il libro è una autentica idrovora, non ti molla un attimo, fin dalla prima pagina: poco ti resta alla fine (tranne, qui e là, qualche amara riflessione sulla società contemporanea), ma è bellissimo, divertentissimo, proprio piacevole.