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domenica 10 luglio 2011

Jeffery Deaver – Carta Bianca


Ritorna il mito dell'agente segreto rubacuori e sfrontato, abile e fortunato: 007, ovvero James Bond.
Infatti Deaver ha scritto una puntata della saga interminabile di questo Agente in incognito.
Bond si trova invischiato con un terrorismo internazionale che vuole creare una strage di enormi dimensioni.
L'intelligence ufficiale comprende che il progetto prende il nome di Geenna, come erano chiamate nell'antica Palestina le discariche di rifiuti in cui ardeva fiamma eterna.
Le sue indagini però lo portano dalla Serbia alìi sobborghi di Londra, per poi spostarsi di nuovo nientemeno che a Doubai e poi in Sudafrica, all'inseguimento de "L'Irlandese" ed il suo boss Hydt.
E parallelamente si muove leggiadro tra la sua collaboratrice in uffico, la splendida Philly, e le nuove dame conosciute dall'altra parte del mondo, Felicity e Bheka.
L'azione è assicurata, come anche i flirt...
Deaver si avventura un po' lontano dai suoi canoni tradizionali, e la narrazione mostra i limiti di questa inesperienza. Ne esce un James Bond con abilità da supereroe, un po' troppo indistruttibile e immortale; e ne esce un seduttore stereotipato, uomo di mondo con la guida turistica ed il libretto di istruzioni, un po' stucchevole a mio avviso.
Il libro scorre, pur nelle sue 600 pagine: però resta il dubbio se una nuova avventura tra i cieli di New York o Los Angeles, a Deaver più confacenti, non sarebbe riuscita meglio.


venerdì 14 gennaio 2011

Jeffery Deaver - La figlia sbagliata



Deaver continua a seguire questa nuova ispirazione, che lo avvicina a argomenti più impegnativi che non la classica ricerca del colpevole con il finale più o meno pirotecnico.
Stavolta ci addentriamo nella psiche umana, nelle sue deviazioni più o meno patologiche, e nella paura che queste fanno alla 'gente comune'.
E ci confrontiamo con veri e propri manipolatori di cervelli: i terapeuti possono infatti aiutare i malati a trovare un modo per sopravvivere alla loro condizione, ma possono - nello stesso modo, cioè con la potenza delle parole e della persuasione - indurli a fare cose che loro non farebbero mai da soli...
Già sento i commenti: "Sai che novità".  Sì, ma... Deaver stavolta ipotizza che non sia solo uno strizzacervelli colui che si avvantaggia di questa abilità, ma che lo faccia anche un abile avvocato. Entrambi sono coinvolti in una storia un po' misteriosa, ed entrambi si sfidano in questa singolar tenzone, per avere ciascuno il sopravvento sull'altro. Che significherà vita o morte, a seconda di chi prevarrà.
La gara però non si svolge tra malati cronici, bensì tra persone reputate 'normali', 'a posto'. Ma che proprio normali, a posto, o -men che meno - equilibrate proprio non risulteranno.
Un libro con una tensione piuttosto medio-bassa, che si sviluppa da un'idea ancora una volta buona, ma che non sembra essere nelle corde dell'uomo.
Sufficienza meritata, ma solo poco di più di un sei, visto anche qualche inverosimilità di troppo (vero Josh?).


lunedì 15 novembre 2010

Jeffery Deaver - Il filo che brucia


Thriller con i personaggi seriali di Deaver: Sachs, Rhyme, Sellitto, Poulansky, Thom e tutta la bella compagnia, fino a Kathrine Dance.
Mentre il detective tetraplegico è occupato a collaborare con i messicani alla cattura di una vecchia conoscenza, l'efferato killer chiamato 'l' Orologiaio', una tremenda scarica elettrica colpisce un bus proprio nel centro di NY, uccidendo un uomo.
Purtroppo il killer 'elettrico' inizia una serie di ricatti e di attentati, e cosi' Rhyme e -soprattutto- Sachs sono costretti ad occuparsene...
Solita pessima figura di FBI e tronfi poliziotti tanto specializzati quanto politicizzati: insomma, da Deaver direi.
Benche' l'idea della corrente come arma sia buona, e benche' Deaver si sia sforzato di rendere il clima di terrore in cui questo killer invisibile, l'alta tensione, getta gli inquirenti, il libro non è scorrevole, appare forzato e viaggia a strappi.
Anche alcune trovate che conducono la vicenda in porto mi sembrano poco fluide, poco consequenziali.
Insomma, un Deaver scarico (hehehe!), poco ispirato, ed un prodotto-libro che sembrerebbe gia' lo sviluppo di un format televisivo, in cui ogni personaggio-attore a contratto ha la sua parte da recitare.
Se non siete superamanti del duo Sachs-Rhyme, la lettura di questo libro non è indispensabile.

sabato 16 gennaio 2010

Jeffery Deaver - La strada delle croci


Ultima fatica di Deaver, anche stavolta senza il mitico Lincoln Rhyme, ma con l'esperta in cinesica applicata al delitto Katylin Dance.

Uno psicopatico pianta delle rozze croci lungo una hi-way, e alla base lascia sempre dei fiori in ricordo della vittima.
Anzi, sulla croce per essere certo che non ci siano dubbi mette anche la data del funesto evento. Solo che immancabilmente la data scritta è... il giorno dopo.
La caccia al serial killer porta la Dance a contatto con social network, blog, realtà virtuale (o mondi sintetici, come li chiama Deaver), e anche con le perversioni mentali che questo mondo nuovo a volte genera in alcuni individui.

Il libro è buono, come sempre, ma l'ho trovato meno intrigante di altri.
Rappresenta però parallelamente un buon metodo per conoscere il mondo dei Blog, degli universi virtuali, e la fauna che li popola.

Invece per godermi un buon thriller aspetterò il prossimo.

mercoledì 1 luglio 2009

Jeffery Deaver - I corpi lasciati indietro


Un Deaver senza Lyncoln, senza Amelia, ma senza nemmeno la Dance?
Sì, un libro senza i suoi personaggi seriali.
Brynn McKenzie è una poliziotta di provincia, una provincia in cui - al solito - non succede mai nulla di grave: scazzottate del sabato sera, sparatorie sghembe tra ubriachi malfermi sulle gambe, al massimo piccole bande di distillatori clandestini di droga...
Ma stavolta (lo direste?) Deaver è di parere opposto, e nel dimenticato quanto tranquillo paradiso sulle sponde del laghetto arrivano due killer professionisti, che senza alcun ritegno incominciano a uccidere degli insospettabili innocenti, ed a far sparire meticolosamente le loro tracce.
Ma Brynn è uno di quei personaggi amati da Deaver: donna, vita problematica quasi lasciata alle spalle, intelligente e determinata fino all'inverosimile. Insomma, non solo una donna molto più in gamba di parecchi uomini suoi colleghi: piuttosto la migliore che potresti volere, dura come l'acciaio e intelligente quanto una volpe.
Così succede che, per eccesso di fiducia nei propri mezzi, Brynn passa da cacciatrice di delinquenti a preda di un feroce killer.
Non vi dico se lei riuscirà a farcela: Deaver però ne approfitta per tentare di portare in superficie l'insicurezza e la fragilità che la nostra donna dura ha sotto la sua ruvida scorza (e dal mio punto di vista maschile penso ci sia riuscito, ma vorrei avere al riguardo anche un parere dal mondo femminile).
Fuoco d'artificio e consueta capriola 'deaveriana' verso il finale, ma con un epilogo che lascia in sospeso una domanda senza - a mio avviso - suggerire una vera e proiprio risposta (anche se una mia ideuzza, riguardo ad un certo 'ex' un po' pistolero, me la sarei anche fatta).
Thriller buono, senza dubbio.
Da consigliare.

martedì 24 marzo 2009

Jeffery Deaver - Nero a Manhattan


Deaver è per me ormai una vecchia conoscenza: questa è la sua 19a opera che leggo.
Si tratta indubbiamente di uno scritto 'giovanile', che ha il primo copyright datato addirittura 1988.
E il lettore che conosce i soliti livelli delle avventure di Amelia Sachs e Lincoln Rhyme se ne accorge...
L'idea è probabilmente quella di un thriller costellato, quasi impreziosito, di citazioni cinematografiche: miscela di ingredienti come mafia e malavita, ma anche come sregolatezza, fantasia e (casto) sesso,
sembrano essere la ricetta sottostante.
La protagonista è giovanissima, è ragazza ancora più adolescente che donna, e si butta senza rete in una avventura che appare al lettore senza capo nè coda.
Una fantasia insomma, che nessun 'adulto' avrebbe mai considerato.
E invece questa sua adolescenziale testardaggine la porta in luoghi dove altri non si sarebbero mai avventurati, in situazioni che nessuno avrebbe nemmeno sospettato.
Non racconto di più: Deaver già dimostra anche in quest'opera la sua propensione al colpo ad effetto, al 'salto mortale finale', come lo chiamo io; ed è tipico dei suoi libri, anche quelli più maturi.
La prosa scorre, i personaggi ci sono, emergono anche se un po' con fatica, ma la trama nel suo complesso stenta un po' a decollare, ed i personaggi sono -ahimè- probabilmente destinati a questa unica apparizione...
Mio giudizio finale abbastanza buono, ma più per stima del nome dell'autore che non per l'opera in sè.
Consiglio: se non avete ancora letto niente di Deaver (Ma...vergogna! Dove siete stati fino ad oggi??? ;-) ), leggete prima questo, poi partite con i 3 della serie 'Pellam' (Sotto terra, Fiume di sanue, L'ultimo copione di J. Pellam); solo dopo affrontate 'Il collezionista di ossa' (da leggere per primo, perchè 'presenta' Amelia e Lincoln) e dopo tutti gli altri...
Buona lettura.