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venerdì 15 luglio 2011

Andrea Camilleri – Il gioco degli specchi


Un Commissario Montalbano sempre più attratto dalle belle donne e sempre meno vicino a Lidia, è alle prese con una serie di bombe, avvertimenti mafiosi e tentate ammazzatine (a volte riuscitissime).
Questa volta una nuova e bellissima vicina di casa sembra volerlo sedurre, più o meno velatamente: ma le cose in Sicilia sono sempre molto diverse da quello che sembrano: così le bombe sembrano messaggi a uno, e lo diventano per altri, le tentate ammazzatine pure, ed anche la bella Liliana sembra rientrare in queste logiche.
Così, tra l'efficienza di Fazio, la cieca devozione di Catarella, e le intramontabili abilità di Mimì Augello, il Commissario nazionale finisce per risolvere il mistero misterioso.
Un intreccio forse un po' troppo complesso, che necessita quasi di un gioco di prestigio per poterne uscire fuori con una parvenza di credibilità; comunque sempre bello.
Come ultima nota, in questo romanzo si trova una sicilianità dei testi un po' più spiccata del solito, cioè con motteggi e sostantivi più 'stretti' rispetto alle volte precedenti, tanto che il neofita farebbe bene a leggersi un paio di lavori precedenti, tanto per comprendere un po' la lingua prima di affrontare questo.

domenica 8 agosto 2010

Andrea Camilleri - La caccia al tesoro

Mentre leggo Grossman (il suo monumentale "cerbiatto" ne numera 781) sento il bisogno di un intervallo. La scelta cade sull'ultima indagine del Montalbano nazionale, in lingua italo-sicula.
La storia sorprende un investigatore in crisi per gli anni che passano, come succede ormai da qualche episodio. Mentre a Vigata non succede nulla di criminalmente rilevante, l'inerzia lascia spazio nella mente del nostro a qualche amara riflessione di troppo sui danni che il passare del tempo ci procura. E tanta distrazione gli impedisce di vedere chiaramente gli indizi che un pazzo criminale lascia durante i suoi misfatti.
Poi il Montalbano nazionale si riscatta, ma...
Racconto un po' fiacco, compensato da una certa dose di truculenza invero rara nell'autore.
Leggero da ombrellone, sempre piacevole, ma lontano da certe sue opere precedenti.
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martedì 7 aprile 2009

Andrea Camilleri - Un sabato, con gli amici


Camilleri è una penna spettacolare, con gli anni si è sempre più affermato sia con quel suo linguaggio siciliano italianizzato (che ha portato un mare di 'polentoni' come noi a capire un po' meglio modi di dire e - perchè no - di vivere praticati sull'isola bella) sia anche in una prosa più tradizionale.

Il suo ultimo lavoro è di quest'ultima specie: in italiano; Camilleri si cimenta con l'intreccio di varie storie all'apparenza normali, ma che sotto sotto si rivelano decisamente'forti'.

Sette amici, compagni di vita in una cittadina non meglio identificata di una zona qualunque in Italia: magari è Milano, ma potrebbe essere Roma, Trento o Palermo senza problemi; invece tutti loro hanno avuto un problema: un macigno che ha schiacciato in modi diversi la loro infanzia.
In loro questi contatti ravvicinati con il dolore e/o la violenza hanno intaccato profondamente lo sviluppo psicologico, e tutti se ne trascinano un ricordo che li segna nella vita da adulti.

Il libro parte da flashback d'infanzia di sette bambini diversi, frammenti paralleli nel tempo, ma anche - in qualche modo - nelle vicende; Camilleri non fa nomi in questa fase, si limita a descrivere le situazioni che essi vivono.
Poi la storia torna ai giorni nostri: vite parallele di quasi-quarantenni in carriera, ciascuno con le proprio fatiche ed i propri limiti, che saltuariamente si ritrovano a casa dell'uno o dell'altro alla sera del sabato.
L'intreccio tra le vite di questi sei personaggi si sospetta unito, ma se ne viene informati solo a poco a poco, pagina dopo pagina, con maestria.

L'ingrediente che fa impazzire la majonese (ma la mia scelta di questo paragone non è un azzardo) è il ritorno a casa del settimo uomo: le storie del liceo e dell'università si fanno di colpo pesantissime, cadono sul gruppo, e succede quel che deve succedere.

La fine del libro poi torna nel passato, conclude le storie e le storiacce di quei bambini, mette i nomi e svela chi sono realmente gli adulti di oggi.

Ma torniamo alla majonese: l'idea è fantastica, il libro è ben scritto, ma portroppo è troppo... breve.
Non si riesce a cogliere con chiarezza il carattere dei personaggi, e spesso li ho trovati anche confusi, mescolati, poco delineati: il folle gesto poi, il momento in cui tutto accade, mi è parso francamente inspiegabile, e solo dopo una attenta riflessione ne ho (forse) colto il motivo...
Serviva forse più spazio per narrarlo, per motivarlo, anche solo per lasciare intuire la verità...

Per me, probabilmente, non il miglior lavoro di Camilleri, pur ammettendo una struttura narrativa intrigante, e comunque pagine di indubbio pregio.

Ma andrebbe riletto almeno una seconda volta, ed andrebbe fatto non per assaporarlo appieno, ma solo per comprendere il tutto.